L’ultimo giorno della Scuolina a Firenze è stato il 3 marzo.

Sono susseguiti giorni in cui tutti cercavamo di capire cosa sarebbe successo, nella speranza di potere tornare, il prima possibile, ad incontrarsi e scambiarsi quei saluti, abbracci, sorrisi, battute, sguardi corrucciati e pensierosi.. carichi di tutto il mondo che abbiamo dentro.

Adesso la vicinanza fisica non è consentita dal punto di vista sanitario, quindi tutto ciò non è potuto avvenire a Firenze. Sta avvenendo, con le dovute limitazioni di una non completa “prossimità”, a distanza, tramite l’utilizzo della piattaforma open source Jitsi, a cui ci connettiamo con pc o smartphone. Lì possiamo “incontrarci” e continuare ad imparare reciprocamente dalle domande che emergono.

È una prossimità che manca del calore del corpo ma comunque preziosissima, perché accorcia le distanze e ci fa sentire meno soli.

Non è incontrarsi per fare “solo italiano” ma anche per raccontarsi la giornata passata, i libri letti o i film visti, darsi consigli su dove reperire risorse online gratuite, riflettere sulla situazione attuale e su come essa ci fa sentire.

È condividere il tipo di tè che si beve nella giornata: alcuni dei ragazzi ne bevono uno marocchino che si chiama Attaya… ci siamo promessi di assaggiarlo insieme.

È ricevere una chiamata in cui ci viene detto: “Ei ciao, sai che mi hanno dato lo Status di rifugiata!?” e condividere il momento di gioia insieme!

È sapere che, attraverso l’attivazione della rete di contatti, siamo riusciti a garantire un posto dove vivere, durante questo periodo sospeso e ancora più complesso, ad uno dei nostri ragazzi!

Una prossimità si a distanza, ma carica di vicinanza.

Su Jitsi, al primo incontro eravamo 14 di cui 9 ragazzi e 5 cittadini-insegnanti. Abbiamo preso confidenza con lo strumento, per quasi tutti nuovo, e poi Salif si è messo a leggere un racconto presente sul suo libro di italiano, volenteroso di fare progressi.

In un altro incontro Marius ci ha letto un pezzo del libro che lo impegna in questi giorni: “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”, e noi tutti ad ascoltarlo.

I giorni dopo si sono intrecciati con l’organizzazione di questi incontri a distanza:  

  1. Prima di tutto capire: quanti ragazzi erano interessati? Tanti, anche più di quelli che partecipavano alla Scuolina a Firenze. In fondo, siamo quasi tutti a casa adesso;
  2. Quante persone disposte ad affiancarli?
  3. Abbiamo cercato di creare gruppi piccoli, dove potere garantire il rapporto 1 a 1 e quindi una continuità;
  4. Stiamo cercando di vivere momenti di confronto più ampi, in cui il clima di condivisione si fa più caloroso e frizzante.

Si sono aggiunte sempre più persone disponibili ad affiancare i ragazzi: studentesse della laurea triennale in Scienze dell’educazione e della Formazione (UNIFI), ragazze del servizio civile e collaboratori del COSPE, ampliando questa preziosa partecipazione.

Ad ora abbiamo 20 ragazzi affiancati su Jitsi e 5 con cui siamo in contatto saltuariamente oltre a tanti altri ragazzi con cui vi sono contatti esterni a questi incontri. I cittadini-insegnanti telematici sono circa 15.

Questi incontri hanno permesso, oltre ad accorciare distanze geografiche, anche ad “entrare” nelle case altrui e a conoscere ragazzi nuovi, che si sono dimostrati interessati a ciò che stava facendo il loro amico al telefono: “Come faccio a scaricare l’applicazione?”.

Tante cose positive che dimostrano l’adattabilità di tutti noi a situazioni nuove ed impreviste e la forza della rete che è stata creata.

La Scuolina non si ferma.