Paradossalmente, se da un lato nel discorso pubblico prevale il racconto pessimista poi dall’altro è più difficile raccogliere testimonianze dirette in merito alle storie negative – è naturale perché chi ha voce in capitolo è più reticente. Una di queste storie è la vicenda del Ferrone, della quale ci erano arrivate svariate voci poco rassicuranti. In sostanza pare che gli ospiti fossero prevalentemente abbandonati a se stessi. Grazie a Barbara ora sappiamo qualcosa di più perché si è recata ad una riunione pubblica al Ferrone dove c’era anche l’assessore Maria Grazia Esposito. L’incontro alla fine è andato abbastanza bene anche se la gente era molto arrabbiata per come era stata gestita la permanenza dei richiedenti asilo in tutto questo periodo. Attualmente al Ferrone non c’è nessuno ma dovrebbe arrivare un gruppo di minori, per i quali fra l’altro sono previste delle regole diverse (vedi in fondo). Durante la riunione i cittadini hanno chiesto un maggiore collegamento  con la cooperativa e questa, che è Il Cenacolo, si è dichiarata ben disposta alla richiesta di collaborazione.

Ed è un po’ questa la notizia rilevante, perché dell’operato di questa cooperativa avevamo sentito parlare bene, generalmente, invece al Ferrone le cose sono andate male, per ora. L’ipotesi che emerge, da verificare,  è quindi la seguente: le gestioni non si differenziano tanto per quella o l’altra cooperativa, ma per il grado di visibilità e di coinvolgimento delle realtà locali. In sostanza le cooperative “funzionano meglio” laddove c’è visibilità. Ergo dobbiamo insistere in questo sforzo di documentazione e collegamento con le tutte istituzioni.


Aggiornamento ore 13:00

Poco dopo avere pubblicato questo post ho ricevuto notizia di ulteriori dettagli apparsi sul Gazzettino del Chianti: Apre un centro per adolescenti in difficoltà al Ferrone. Al posto del centro di accoglienza. L’articolo spiega che in questa fascia di età c’è una maggiore enfasi sull’apprendimento della lingua e l’inserimento in attività lavorative. Ora, andrebbe capita bene questa cosa, perché le possibilità di inserimento nel lavoro degli ospiti dei CAS sono di fatto una burla, perché tutto pare organizzato in maniera da rendere impossibile la sopravvivenza in autonomia, a meno che non si tratti di lavoretti effimeri, con i quali nessuno può decollare. La domanda è: ma nel caso dei minori cambia realmente qualcosa, a questo riguardo?

In ogni caso, al Ferrone il progetto è stato presentato alla cittadinanza dall’assessore Maria Grazia Esposito, dal presidente del Cenacolo Matteo Conti e dalla coordinatrice del progetto Marilena Macchia. È stata dichiarata l’intenzione “di stabilire un contatto diretto e costante tra la comunità e la cooperativa per un coinvolgimento attivo e partecipativo alla condivisione del progetto di interazione e integrazione”.

Vale quindi la conclusione scritta poc’anzi: dobbiamo insistere in questo sforzo di documentazione e collegamento con le tutte istituzioni.